Cyberbullismo e giovani

  • Autore: GAGGERO ROBERTO
  • 16 ott, 2017
ragazzino triste

È tra gli effetti collaterali più tristemente noti dello sviluppo delle nuove tecnologie, nonché uno dei timori principali degli adolescenti di oggi. Per essere chiari, più della tossicodipendenza, delle molestie sessuali da parte di adulti e del pericolo di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

È il cyberbullismo, ovvero la versione digitale del bullismo, un fenomeno che a causa della sua propagazione è divenuto oggetto di analisi e speculazioni retoriche non sempre utili a capirne le cause e il modo di propagarsi.

Il bullismo in alcuni ambienti – ad esempio quello scolastico – esiste praticamente da sempre, pur avendo assunto, a seconda delle epoche e dei contesti culturali, forme e modalità differenti.

Il cyberbullismo ha indotto in esso una sorta di orizzontalità, nel senso che lo ha reso capace di propagarsi in qualsiasi direzione, bypassando la necessità di compresenza nel medesimo luogo fisico dei due attori principali (chi perpetra e chi subisce l’atto di bullismo); inoltre ha allargato a dismisura il raggio d’azione e la misura della propagazione dei gesti di emulazione.

Un meccanismo interminabile

Anche se la matrice iniziale rimane prevalentemente il contesto scolastico, che dunque coinvolge un numero circoscritto di soggetti attivi e passivi e di luoghi in cui si pone in atto il comportamento, il cyberbullismo è caratterizzato da una propagazione immediata, del tutto deprivata da limiti geografici e temporali.

La vittima può essere presa di mira e perseguitata anche 24 ore su 24, e da qualsiasi luogo geografico: in questo, il cyberbullismo sfrutta appieno le possibilità di interazione pressoché illimitate fornite dalla rete. Inoltre, la non compresenza di soggetti attivi e passivi nel medesimo luogo azzera ogni possibilità di empatia: chi perpetra atti di cyberbullismo non assiste dal vivo alle reazioni della vittima, e non sa quali conseguenze induce in essa.

Il semianonimato garantito dalla rete, infine, riduce la portata dei problemi etici e dei sensi di colpa.

Più in generale, la mancanza di contatti diretti tra bullo e vittima spersonalizza completamente i rapporti e disinnesca il meccanismo che porta all’acquisizione di una consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. Spesso il cyberbullo, al contrario del bullo tradizionale, non ha alcuna leadership nella vita reale, ma riesce a crearsi una platea di dimensioni considerevoli nel mondo virtuale.

Le identità liquide

Il concetto di identità liquida è stato introdotto dal filosofo polacco Zygmunt Bauman: nel mondo contemporaneo, dominato dal virtuale, le possibilità di costruirsi degli alter ego fittizi, tenuti al riparo dagli sguardi altrui ma assolutamente presenti – e a volte imperversanti – in Internet, sono pressoché infinite.

La molteplicità dei contatti e la loro natura eteroclita rafforza e incoraggia questa scissione.

Tale parcellizzazione della percezione del proprio sé più autentico trasforma la rete in una sorta di eterno palcoscenico, in cui la rappresentazione del proprio personaggio finisce con il prevalere con l’esposizione della persona.

Il personaggio virtuale, d’altronde, assicura un’adeguata protezione e limita il senso di insicurezza e inadeguatezza che spesso affiora nei rapporti interpersonali.

Studi sul tema hanno dimostrato come gli adolescenti che denotano una spiccata competenza in ambito tecnologico e informatico sono in realtà alquanto fragili sul piano emotivo. Inoltre, la loro tendenza a rifugiarsi nel mondo virtuale rende ai loro occhi i rapporti personali non mediati dalla tecnologia poco interessanti o comunque meno attrattivi rispetto alla rete.

Ciò potrebbe rendere più arduo il processo di individuazione di fenomeni come il cyberbullismo da parte dei genitori, anche coloro abituati a monitorare le attività online dei loro figli.
Autore: GAGGERO ROBERTO 06 nov, 2017

Il nutrimento è una delle prime forme relazionali attive con cui il bambino si cimenta sin dalla nascita. Attraverso di esso, il neonato entra in contatto con il mondo, imparando ad apprezzarne e decodificarne le sollecitazioni.

Semplificando molto, possiamo affermare che l’allattamento è il primo processo di alfabetizzazione emotiva e relazionale cui un individuo viene sottoposto nei primi mesi di vita. Tale processo è stato oggetto, nel corso degli anni, di una notevole mole di studi accademici.

In ultima analisi, l’allattamento al seno materno rafforza, consolida e personalizza il rapporto tra il bambino e la madre, attraverso una forma di contatto peculiare, che si connota come esclusivo e inimitabile. Detto in altri termini, ogni madre e ogni figlio stabiliscono un rapporto unico, che è soltanto loro e obbedisce a prassi interne (di contatto, prossemica, postura, ma anche sensoriale) non replicabili.

Da questo primo approccio con l’altro da sé, l’individuo desumerà negli anni il modo di rapportarsi con il resto del mondo.
Autore: GAGGERO ROBERTO 16 ott, 2017

È tra gli effetti collaterali più tristemente noti dello sviluppo delle nuove tecnologie, nonché uno dei timori principali degli adolescenti di oggi. Per essere chiari, più della tossicodipendenza, delle molestie sessuali da parte di adulti e del pericolo di contrarre malattie sessualmente trasmissibili.

È il cyberbullismo, ovvero la versione digitale del bullismo, un fenomeno che a causa della sua propagazione è divenuto oggetto di analisi e speculazioni retoriche non sempre utili a capirne le cause e il modo di propagarsi.

Il bullismo in alcuni ambienti – ad esempio quello scolastico – esiste praticamente da sempre, pur avendo assunto, a seconda delle epoche e dei contesti culturali, forme e modalità differenti.

Il cyberbullismo ha indotto in esso una sorta di orizzontalità, nel senso che lo ha reso capace di propagarsi in qualsiasi direzione, bypassando la necessità di compresenza nel medesimo luogo fisico dei due attori principali (chi perpetra e chi subisce l’atto di bullismo); inoltre ha allargato a dismisura il raggio d’azione e la misura della propagazione dei gesti di emulazione.
Autore: GAGGERO ROBERTO 06 set, 2017

La fase infantile e quella adolescenziale sono due periodi delicati nella vita dei propri figli. Seguirli nella corretta maniera risulta fondamentale, sia per stabilire con loro un buon rapporto, che per valutare il loro corretto comportamento tra scuola, casa e amicizie. Nella realtà di oggi, tuttavia, la tecnologia gioca un ruolo fondamentale, e finisce per influenzare anche la comunicazione tra i giovani. Smartphone, computer, tablet e televisione sono strumenti il cui utilizzo deve essere controllato, in quanto può facilmente sfociare in abuso e, successivamente, in dipendenza cronica.

Quando si parla di dipendenza, non ci si riferisce solamente a quella da alcool, tabacco o farmaci: infatti esiste una categoria particolare, che si definisce dipendenza da non sostanze, la quale può rivelarsi ugualmente pericolosa se non individuata e controllata a dovere con l’aiuto di esperti del settore. Ci riferiamo in particolare alla dipendenza dai media e dagli strumenti tecnologici, che ricoprono un ruolo preponderante nel mondo della comunicazione di oggi, anche e soprattutto tra i giovani.

Autore: GAGGERO ROBERTO 16 ago, 2017
Nonostante sia ancora di utilizzo comune, il termine "autismo" risulta abbastanza generico e obsoletoconsiderando i passi avanti compiuti nella conoscenza del disturbo al giorno d’oggi. Nonostante siano numerose le varianti dello spettro autistico non ancora definite clinicamente, questo disturbo è infatto distinto in svariate tipologie, ciascuna con caratteristiche più specifiche.

L'autismo è una sindrome piuttosto complessa, che si basa su disordini di natura biochimica e fisiologica, che danneggiano l’aspetto cognitivo e relazionale dell’individuo che ne è affetto. Questo disturbo pervasivo si manifesta nel corso dello sviluppo, solitamente intorno al secondo o terzo anno di vita. Diagnosticare l’autismo in una fase precoce può rivelarsi estremamente utile per garantire un intervento medico adeguato al caso.

Essere affetti da una forma di autismo comporta dei disturbi a livello comportamentale, di interazione sociale e di comunicazione. L’assenza di risposta – verbale e non verbale – e l’ isolamento dal mondo, sono gli effetti più evidenti di questo disturbo.
Autore: GAGGERO ROBERTO 13 lug, 2017

La fase dell’adolescenza rappresenta una sorta di sfida, sia per i genitori che per i figli. Questa fase delicata della vita di ogni individuo è estremamente personale e complicata, influenzando decisamente la personalità e il corretto sviluppo della maturità.

Per affrontare l’adolescenza e la preadolescenza dei nostri figli avremo bisogno di molta pazienza e qualche consiglio, per farci ascoltare e mantenere la fiducia e il rispetto reciproco.
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